“Molly’s Journey”, NBC Documentary About Us

Living With Three Girls

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Many of you know that in April our family was interviewed by KNTV, a San Francisco’s NBC affiliate. Due to success of this broadcast, NBC decided to follow us for seven months and film us living our everyday lives and dealing with LC.

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The Big Dilemma, Having my Blog Published into a Book

Writing for helping others and for the pure pleasure of it

Living With Three Girls

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When I was in high school I hated writing. This was because as an ESL student I didn’t think my English and grammar were good enough. I always did a quick half ass job on my essays and was happy with a B or a C. This was stupid since I loved to read and love for writing should have come naturally.

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La mia vita è una luce stroboscopica DFW

Il cortocircuito delle sinapsi è sempre in agguato. Al risveglio, mentre ancora i neuroni sbadigliano, veniamo assaliti da una valanga di pensieri assolutamente casuali – cosa voglio per colazione, prima la doccia o la colazione, sento già la lavatrice della vicina porca zozza – che si spintonano per incanalarsi e raggiungere per primi il cervello e farsi ascoltare.

Nel corso della giornata la situazione non migliora. Oltre ai nostri stessi pensieri veniamo invasi da universi di informazioni più o meno inutili che arrivano da passanti, quotidiani, internet, email, cellulari, vicini di casa, colleghi… Tutto il giorno. Oltre, naturalmente, alle informazioni che andiamo a cercare personalmente per utilità varie: finire un lavoro, soddisfare una curiosità…

Siamo impegnati tutto il giorno in una battaglia estenuante, che al confronto Don Chisciotte se la passava bene!

E poi ci stupiamo di arrivare a casa, alla fine di queste nostre giornate, spesso anche lavorative, stanchi come pini carichi di neve e bramando un letargo di sonno.

Metropolitana

La metropolitana milanese è un concentrato di personaggi e di situazioni che brillano d’irrealtà, gli stili e i colori si mescolano, estraniazione e concentrazione si sfiorano.

In metropolitana ci sono molte velocità: frenetico, assente, palombaro… a seconda dell’ora e della giornata le velocità variano.

Solitamente la mia velocità è isolata, sfuggente. Leggo tra la folla e non mi lascio distrarre da telefonate, odori o gomitate. Ignoro chiunque. Non vedrei nemmeno la star più famosa di Hollywood, you name it.

Halloween, le vere origini della festa

Sono stufa di leggere lettere e articoli vari dove si grida allo scandalo perché adottiamo questa festa “tipica degli Stati Uniti”. Premettendo che non sono molto ferrata in Storia degli Stati Uniti vorrei ricordare che i passeggeri della Mayflower erano tutti di origine europea. Nello specifico la festa di Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 dagli emigranti irlandesi che fuggivano dalla carestia di patate che aveva colpito la loro patria. Ci sono certo delle feste solo statunitensi, per esempio il giorno del Ringraziamento e il 4 luglio, ma le altre festività appartengono a noi quanto a loro. In Italia oggi questa è una ricorrenza poco festeggiata e “sentita”, ma non per questo meno nostra.

Halloween non è altro che la contrazione della frase “All Hallows Eve” ovvero la notte di Ognissanti o Tutti i Santi. Si fa risalire questa festività ai Celti: una loro leggenda racconta che gli spiriti erranti di chi è morto durante l’anno tornino indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l’anno successivo. Non volendo essere posseduti i contadini dei villaggi rendevano le loro case fredde ed indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini e rendevano i loro corpi orribili mascherandosi da mostri gironzolando tra le case per far scappare di paura tutti gli spiriti che incontravano. I Romani in seguito adottarono le pratiche celtiche. Ma con l’andare del tempo svanì la paura di essere posseduti dagli spiriti e rimase solo la tradizione di travestirsi.

La tradizione di “trick-or-treat” – dolcetto o scherzetto – vuole che abbia origine da una pratica europea del nono secolo d.C. chiamata in inglese “souling” cioè “elemosinare l’anima”. Il primo novembre, Ognissanti, i primi Cristiani vagavano di villaggio in villaggio elemosinando per un pò di “pane d’anima”: dolce fatto di forma quadrata con l’uva passa. Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori. A quell’epoca si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo dopo la morte e che le preghiere, anche fatte da estranei, potessero rendere più veloce il passaggio in paradiso.

Infine la zucca, chiamata familiarmente Jack-o-lantern. Questa deriva dal folklore irlandese dove si dice che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce e intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall’albero. Alla morte di Jack gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l’ingresso anche all’inferno perché aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d’inferno per illuminare la via nelle tenebre. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso “cavolo rapa” e ve la pose all’interno. Gli irlandesi usavano in origine questo tipo di cavoli, ma quando arrivarono negli USA scoprirono che le rape americane erano piccole, e che le zucche erano più grosse e più facili da scavare.

In Italia invece mia madre mi conferma che quando lei era piccola in Sardegna, a Dorgali, il 1° novembre, giorno di Tutti i Santi, si usava andare nelle case del vicinato. Ai bambini venivano dati dolcetti, frutta secca, monetine; mia nonna preparava il pane e lo portava alle persone anziane del vicinato. Mio nonno, pastore, per i bambini che visitavano la casa, oltre che per i suoi, modellava il formaggio a forma di animaletti: pecore, ma anche cervi e caprette. Anche i fornai preparavano dei panini speciali che regalavano poi ai bambini.
Sicuramente in altre regioni italiane sono rimaste tradizioni simili.

Leggere in altri luoghi – metropolitana

La vita stressante della città, tante ore al chiuso opprimente di una stazione sotterranea. Eppure per anni ho utilizzato quei momenti “vuoti” di spostamento tra casa-scuola scuola-casa per leggere. Ho letto di tutto e di più ignorando spintoni, rumori, chiacchere inutili e visi spenti.

La metropolitana era il non-luogo perfetto, l’attenzione non doveva essere concentrata su nient’altro che un piede davanti all’altro. Il libro tenuto all’altezza delle spalle di modo che la visuale comprendesse anche eventuali ostacoli (persone, muri). Naturalmente leggevo anche in altre maniere, come tutt’ora, sdraiata sul letto, sprofondata in poltrona/divano, seduta su una sedia con il libro appoggiato al tavolo. Credo di essermi risparmiata tanti anni di sguardi a metà tra la tristezza e l’assuefazione sia miei che altrui leggendo sui mezzi pubblici, ero persa in mondi ed epoche troppo affascinanti per venire distratta dalla banale quotidianità.

Mi capita ancora oggi, ma la storia deve essere coinvolgente o la scrittura molto fluida. A volte rido fino alle lacrime. Ho persino visto gente sbirciare il titolo del libro nel tentativo di scoprire il motivo di tanta allegria.

Credo che sia un buon metodo per propagandare i libri che ci sono piaciuti, anche migliore dell’ormai onnipresente “bookcrossing”, perché così capti in diretta le espressioni e l’interesse, se c’è, del lettore.

Relax

La sera, dopo cena, è un momento magico: la frenesia della giornata si va esaurendo, la fase di decompressione dopo ufficio è terminata e comincia il rito. La camera da letto alla luce dell’abat-jour è il segnale che il corpo attendeva, gli occhi si rilassano.

La sensazione è quella di avere la testa circondata da una nuvola soffice di pensieri leggeri che danzano e accendono sinapsi con colori pastello, che catturano l’attenzione; non incatenano i neuroni a fiumi di associazioni di idee, ma li aiutano solo a creare immagini che levitano, si sfiorano e si immergono nuovamente.

La lettura in questo momento della giornata ha una qualità diversa, e il luogo incide anch’esso: la poltrona richiede una postura e uno stato vigile, invece il letto mi induce maggiormente a creare sequenze nitide degli ambienti e dei personaggi descritti.

I cuscini mi accolgono con un abbraccio di bentornato e attendono il proseguimento della storia.